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C’est vrai

La vita continua.
Affannosa come sempre.
Cercare di organizzare un’estate a due figlioli
e tirare avanti la baracca in questo mare di caldo, ecco,
non è impresa facile.
E il blog resta solingo ed abbandonato, alla deriva
in un mare pieno di meduse (qui da noi le avvistano sempre)
Ho cercato di pensarlo, il blog, dico, ma nei suoi confronti
non mi è apparsa nessuna lampadina, nessun raggio colorato, nulla.
Solo un velo di nebbia, che fa intravvedere quello che c’è ovattato e
distante.
Forse, a ben guardare, non c’è nemmeno più niente.

E’ così che penso al blog, con indifferenza e disappartenenza,
la stagione che si liquefa in una pianura cotta dal sole di luglio.

Rimangono i miraggi.

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Bah

Cosa dovrei raccontare?
Della rottura per l’ennesima volta della mia lavatrice
(strumento essenziale nella mia vita) acquistata nuova a febbraio?
O della Clio,diesel, di quasi tre anni che fa schifo su tutti
i fronti?
O del tostapane che non funziona più (nuovo anch’esso)

Oppure dovrei raccontare delle mille parole
che faccio per convincere il mio piccolo ad organizzare
cose per l’estate affinchè non lo veda appiccicato
al computer per tutta la giornata?

Oppure sparlocchiare di tutti gli altri strumenti
o strumentucoli che al lavoro si sono rotti a loro
volta?

Che ne so.
Sarà che sono stanca, indispettita, stufa,
e con gran voglia di cambiamenti, ma
mi son fatta l’idea che tutto questo faccia
ruotare intorno a me un’aurea negativa
che vada ad influire su qualche campo
magnetico fondamentale per il buon
funzionamento di qualsiasi essere elettronico
con cui vengo a contatto.

Anche il computer mi si spegne sempre, ogni mezz’ora.
Quasi a volermi far capire che basta, con me non vuole
più averci niente a che fare.

Urge soggiorno a Lourdes.

Sono arrivati

Ringraziando la gentile Redazione,
eccoli qui, tutti a destinazione.
Mi riimmmergo nella lettura.

landscape

C’è questa drammatica assenza di grandi menti.
C’è una necessità di cambiamenti.

C’è un bisogno di svecchiare,
ci sono pochi giovani su cui contare.

Sorpassate visioni si raccolgono
intorno al possibile
nell’incapacità di superare se stesse.

La rigidità sembra farla da padrona
in una realtà che professa il suo contrario.

E’ nei momenti infelici che vengono a galla
tutte le contraddizioni,
è nella mancanza di comunicazione
l’impossibilità alla crescita.

Quando gli spazi sono tutti occupati
e ci si avvinghia ad essi con le unghie
e con i denti, non trova largo il divenire;
tutto langue, come in una triste palude,
dove la vita puzza di morto
ed i colori son tutti spenti.

Gnam

Cosa non fa fare, la fame

Letture

Volevano una foto
degna di rappresentare Livorno.
Ecco, quale altro luogo potevo scegliere se non il “Fosso”
dove sono state trovate le false
teste di Modì? (sta tutto qui il carattere livornese)
ora mi immergo ( nella lettura, non nel fosso, of certo)


Il titolo si legge poco, trattasi dell’Opera Prima del
Monsieur.

Tristezze da bar

Ho come la sensazione che il nostro corpo
politico sia in preda ad un’ondata di preoccupante
paranoia: ognuno impegnato a combattere i propri fantasmi.

Le menti si irrigidiscono, le visioni si fanno miopi o addirittura
presbiti: non si riesce nemmeno più a vedere
cosa c’è sotto il proprio naso.

Ma come si fa, dico io, a annaspare in codesta maniera?
Chi deve governare non ha un’idea, galleggia in un mare
di possibilità incerte, non ha forza, nè polso, nè
carattere tale da comunicare sicurezza.

Chi è all’opposizione sembra diventato una statua di sale
con un disco incantato sempre sulle stesse parole; un’idea
fissa in testa, quella della delegittimazione, che pare
non voglia essere soppiantata da un piano politico di
più ampio respiro.

La responsabilità sembra appartenere ad un altro
mondo, proprio ora, proprio in questi momenti che
diventano sempre più difficili.

Sarà che loro sono il nostro specchio o noi il loro, boh,
non lo so nemmeno io, ma quello che ci vedo riflesso, non mi
appartiene affatto.

Noi tutti qui ad aspettare la serietà, loro tutti là
a pensare al proprio orticello.

C’è da rimanere senza parole.