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Archive for maggio 2006

landscape

C’è questa drammatica assenza di grandi menti.
C’è una necessità di cambiamenti.

C’è un bisogno di svecchiare,
ci sono pochi giovani su cui contare.

Sorpassate visioni si raccolgono
intorno al possibile
nell’incapacità di superare se stesse.

La rigidità sembra farla da padrona
in una realtà che professa il suo contrario.

E’ nei momenti infelici che vengono a galla
tutte le contraddizioni,
è nella mancanza di comunicazione
l’impossibilità alla crescita.

Quando gli spazi sono tutti occupati
e ci si avvinghia ad essi con le unghie
e con i denti, non trova largo il divenire;
tutto langue, come in una triste palude,
dove la vita puzza di morto
ed i colori son tutti spenti.

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Gnam

Cosa non fa fare, la fame

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Letture

Volevano una foto
degna di rappresentare Livorno.
Ecco, quale altro luogo potevo scegliere se non il “Fosso”
dove sono state trovate le false
teste di Modì? (sta tutto qui il carattere livornese)
ora mi immergo ( nella lettura, non nel fosso, of certo)


Il titolo si legge poco, trattasi dell’Opera Prima del
Monsieur.

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Tristezze da bar

Ho come la sensazione che il nostro corpo
politico sia in preda ad un’ondata di preoccupante
paranoia: ognuno impegnato a combattere i propri fantasmi.

Le menti si irrigidiscono, le visioni si fanno miopi o addirittura
presbiti: non si riesce nemmeno più a vedere
cosa c’è sotto il proprio naso.

Ma come si fa, dico io, a annaspare in codesta maniera?
Chi deve governare non ha un’idea, galleggia in un mare
di possibilità incerte, non ha forza, nè polso, nè
carattere tale da comunicare sicurezza.

Chi è all’opposizione sembra diventato una statua di sale
con un disco incantato sempre sulle stesse parole; un’idea
fissa in testa, quella della delegittimazione, che pare
non voglia essere soppiantata da un piano politico di
più ampio respiro.

La responsabilità sembra appartenere ad un altro
mondo, proprio ora, proprio in questi momenti che
diventano sempre più difficili.

Sarà che loro sono il nostro specchio o noi il loro, boh,
non lo so nemmeno io, ma quello che ci vedo riflesso, non mi
appartiene affatto.

Noi tutti qui ad aspettare la serietà, loro tutti là
a pensare al proprio orticello.

C’è da rimanere senza parole.

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Libri

[…]Se uno degli indizi della psicopatia è la mente banale che
si esprime con frasi altisonanti, allora stiamo attenti, perchè un’educazione
che privilegia i fatti invece del pensiero e valori nazionalistici
o confessionali, “politicamente corretti”, invece del giudizio critico, può produrre
una nazione di primi della classe, che sono anche psicopatici[…]

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Libri

Sono sparite le vacche dalle strade di New Dheli. Il tassista reagisce allo stupore dello straniero come se fosse una ovvietà (ma certo, il governo le ha fatte allontanare da un pezzo),
quasi seccato che gli si ricordi un passato sgradevole.
Eppure le vacche c’erano ancora nel 2003, placide indisturbate si aggiravano tra le file
dei taxi, nella bolgia dei viaggiatori in arrivo dall’areoporto.
[…]
La soluzione di questo piccolo mistero ha il potere di distruggere all’istante ogni stereotipo occidentale
sulla vecchia India.
La sorte delle vacche, infatti è un riassunto di ciò che sta accadendo di stupefacente
in questo paese. Tutti sanno che le mucche sono sacre per gli indù.
Per anni hanno intralciato il paese per causa non religiosa, ma bensì
economica.
Quelle che si vedevano a zonzo fin sulle autostrade erano vacche “randagie”, che i proprietari non accudivano, perchè
avevano smesso di produrre latte. Data la scarsità di pascolo e di erba, a queste vacche
non venivano riservate le attenzioni e i prati destinati a mucche
più produttive. Il governo centrale e la municipalità di New Dheli avevano tentato per anni di
ripulire le strade e migliorare la viabilità. Nel 2004 ci avevano
provato introducendo la “taglia sulla vacca”. Un fiasco, I proprietari
facevano i furbi : mandavano i ragazzini a consegnare le randagie per
incassare la ricompensa. poi si rifacevano restituire gratis il bovino,
sporgendo denuncia di furto, e il gioco poteva ricominciare all’infinito.
La soluzione finale l’ha inventata un genio informatico di 35 anni, Ahish Anand.
Ha inventato e brevettato un microchip da fare inghiottire alla mucca
Il minuscolo sensore ha una forma tale che si fissa nel secondo stomaco
del ruminante e di lì non si sposta più.
Consente di attribuire a ogni mucca un codice di identità, di registrare
la razza e il proprietario. L’informazione finisce in una banca dati con cui le autorità comunali
possono risalire al padrone e multarlo se la vacca si sdraia davanti a un semaforo
o al posteggio dei taxi all’areoporto.
L’invenzione , per il modico prezzo di dieci dollari , è un successo
mondiale: negli Stati Uniti, in Argentina e in Europa quel sensore
made in India, viene usato per monitorare eventuali ritorni del
morbo della mucca pazza.
A New Dheli si accontentano di molto poco. Da quando le microspie sono finite negli
stomaci dei bovini, i proprietari hanno capito l’antifona. Non c’è più un paio
di corna che si faccia beccare nel posto sbagliato. Benvenuti nella New India.

Il mondo
si proietta alla velocità della luce verso orizzonti di cui noi non abbiamo nemmeno
la benchè minima percezione.
Non ha nessuna intenzione di aspettarci, a quanto pare.
Quindi è meglio informarsi: almeno conoscerle, certe realtà, anche da lontano
anche solo su carta, pensando a tutti gli stereotipi che abbiamo in testa, noi,
che ci sentiamo sempre al centro del mondo

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E’ Arrivato!

E’ arrivato il quadernino!
Francesca è bellissimo

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