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Archive for 15 dicembre 2005

Ad avercene

Che cosa avrebbe detto un nostro antenato nel vedere quei viali illuminati con un bagliore paragonabile a quello solare, quelle mille vetture circolare senza far rumore sul sordo asfalto delle strade, quei magazzini ricchi come palazzi, da cui la luce si propagava in bianche irradiazioni, quelle vie di comunicazione vaste come piazze, quelle piazze, vaste come pianura, quegli immensi alberghi nei quali alloggiavano sontuosamente ventimila persone,quei viadotti così leggeri, quelle lunghe gallerie eleganti, quei ponti gettati da una via all’altra, e infine quei treni sfavillanti che sembravano solcare l’aria con fantastica rapidità.
Indubbiamente sarebbe rimasto assai sorpreso; ma gli uomini del 1960 non lo erano più dalla vista di quelle meraviglie; ne usufruivano tranquillamente, senza gioia, poichè dalla loro andatura incalzante, dal loro passo frettoloso, dal loro impeto americano, si intuiva che il demone della prosperità li spingeva avanti senza posa e senza quartiere.

Ho scoperto questo Vernedi cui ero assolutamente ignara-
Conoscevo già fin da bimba la sua inventiva, ma a leggere questo libretto
c’è da rimanerne stupiti.
Tutto aveva immaginato, persino il fax, o la calcolatrice.
Un mondo inquietante, questa Parigi,
un mondo in cui l’uomo pare abbia ottenuto tutta la razionalità a cui aspirava
dimenticandosi dell’anima, schiacciata, nascosta, ordita solamente in
trame silenziose.
Ma siamo in pieno positivismo, certamente fece paura a molti.

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