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Archive for agosto 2005

Letture

[…] Una gamma di significati si ritrova , nella lingua inglese, in rapporto alla parola nick.
La forma verbale to nick, significa “vincere ai dadi”, cogliere nel segno al momento giusto, o al momento critico.
Un nick in time è un buco nel tempo, la breccia nel sistema di legge e ordine attraverso la quale si può cogliere un’occasione. In gergo, nick designa la prigione; to be nicked vuol dire essere truffato, e un nickel è una moneta falsa, una patacca.
Old Nick, come si sa, è il diavolo, ed è anche quel Babbo Natale (st. Nicklaus) inafferrabile, sempre mascherato e furtivo, che s’infila di notte nei camini e che in origine era un folletto, una specie di Augenblicks Gott (Demone Epifanìco).
La stretta connessione e perfino l’identificazione fra Old Nick e il Bambin Gesù, portatore di doni miracolosi, conferisce un aspetto decisamente ermetico e mercuriale al momento natalizio dell’anno cristiano.


Hillman Saggi sul Puer.

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PIOVE

MERAVIGLIA
delle MERAVIGLIE! PIOVE!
Voi non lo sapete, ma Livorno è la città meno piovosa del mondo.
Chisto è o’ paese do’ sole, in piena regola.
Mesi e mesi di giornate soleggiate, limpide e luccicanti.
Sognavo goccettine spioventi dal cielo da giorni.
Ed eccole oggi. Tante e grosse e pesanti e profumate.
Un giorno di pioggia (no, meglio dire qualche minuto di pioggia che qui
torna subito il sole, si sa)

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A piccoli passi

Ha perfettamente ragione Matteo quando, in commento a Marina,
parla di ascolto e di abbandono delle nostre quotidiane
curiosità che nel mondo reale ci aiutano ad organizzare
le esperienze.

E mi vengono in mente altre parole che scrissi gran
tempo addietro.

Lasciare che i contorni rimangano sfumati,
nessuna ossessione nella determinazione.
La luce deve penetrarvi in mille rivoli sfaccettati,
troppa illuminazione brucia.
Distendere i tentacoli della percezione e, pazientemente,ricevere.
Solo così si potrà dire- Lunga vita al blog –
(27/08/2003)

Chissà, forse in questi giorni di chiacchiere abbiamo
trovato una piccola strada per assaporare maggiormente
questa nostra dimensione.

Al buon Matteo, ottimo argomentatore, suggerirei il proposito
di un piccolo pamphlet a titolo: come godere la blogosfera
senza alcun rischio per la propria identità 🙂

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strana realtà

Dunque alla luce dei miei ultimi sondaggi (generalizzando un po’)
appuro che noi della rete si vive un mondo parallelo.

Mondo parallelo di difficile comunicazione al mondo primario.
Quello reale/ufficiale.
C’è tutto un mondo intorno che l’internet non lo capisce
proprio.

E vai a spiegargli tu, certi nostri rapporti e situazioni.
La demonizzazione è ancora in agguato.
L’incomprensione tra i due mondi è ancora, per certi versi,
molto profonda.

Se la nostra identità tende ad essere
già un po’ evanescente(attenzione dotta conversazione)
in rete,
incrociando l’esterno, essa subisce un triplice affettamento.

Improvvisamente, al disvelamento del mondo parallelo
ti si scopre essere quasi una specie di mostro
che chissà cosa combina nell’ombra.

Ed il bello è che a volte ci si sente pure in colpa di frequentare
la caverna del peccato, e chissà mai perchè.
No, perchè io davvero io non lo comprendo questo strano ripiegamento
su noi stessi (generalizzo, eh?), nei confronti dei reali.

Ed inutile raccontarci di normalità ed affini.
Ancora una normalità esterna di rete non esiste.
E’ troppo sproporzionata la quota degli utilizzatori
e gli ignari.

C’è da rendere instabile io nostro io in eterno, con questo doppio
modo di sentire i mondi.

Forse chissà, noi della rete, siamo tutti un po’ disturbati.

L’inesplicabile resta uno scandalo (Bertholet)

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Bah

Che noia
Sempre a seguirmi, quelle due


Foto gentilmente “prestata”.

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Cose da non fare

Ad un essere
femminile non importa quale forma essa assuma, MAI (e dico MAI) creare
curiosità ed abbandonarla in un angolo, senza spiegazioni, senza coordinate
di rintracciamento e sparire nel nulla.
Essa si dannerà fino alla fine dei suoi giorni
Sic

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Ah Maremma

Quante volte
lo avrò detto in tutti questi anni di scritture, quanto è bella la Maremma, ecco, non
mi stancherò mai di dirlo.
Mi fa venire una voglia di fuga, non so, guida spericolata in mezzo alle verdi curve,
un ritorno di adolescenziali clamori dove tutto era vissuto intensamente:
odori, colori, caldi, spensieratezze.
Una cosa così la devono provare anche gli olandesi, visto che oggi le strade erano
interamente di loro proprietà.
Mi domando: ma sarà rimasto un olandese in Olanda o sono tutti in Maremma?

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