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Archive for maggio 2005

Confusioni

Il mondo è cambiato.
Ma quando è accaduto?
Perchè se avverto un cambiamento io devo sapere quando
c’è stata una fine, che presuppone un inizio.
Il mondo è cambiato, ma io non conosco quando è iniziato
e nemmeno so se è finito.

Se poi parlo di cambiamento io lo dovrei sapere come
era prima, questo mondo.
Sostanzialmente dovrei essere in grado di fare confronti.
Invece no.
Io non conosco la struttura, nè la sostanza del mondo di prima,
nè di quello odierno.

Avvertendo delle interruzioni nel tempo, mi vien fatto di domandarmi
ancora cos’è questo benedetto tempo.
Forse chissà solo un trascorrere di significati.
Un transito.

Se così fosse, allora, mi sarei accorta di questo fluire.
Ed invece no.
L’ineffabilità e l’evaporazione di tale fluire non ha determinato
in me alcun cambiamento radicale,
In fondo io sono come ero.

Come cambia quindi il tempo?
Si avverte qualcosa di tangibile? Di rumoroso?
Di determinante?

Non credo, non mi è parso.
Non mi ha colpito nessuna tegola,
o bastone, non ho inciampato in nessun limite, che mi
abbia potuto far intravvedere un prima e un dopo.

Eppure il mondo è cambiato.
Ed io non ho visto il prima, ma neppure il dopo.

Ho frugato nella tasca della mia giacca ed ho estratto
un piccolo biglietto.
Diceva solo: prima e dopo.

Il resto non so.

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Mancanze

Di certo
questo non è un ottomo periodo virtuale, per me, che ho le giornate
che non so nemmeno io.
C’è l’ufficio, dove ogni giorno le cose si ammonticchino
senza un barlume di riposo.
Ci sono i pargoli, con la capacità infinita di creare in un giorno una
schiera infinita di impegni e problematiche.
C’è la casa, che, poveretta, anch’essa avrà pure bisogno di una risistemata,
c’è un marito, si insomma, lo vedo già in ufficio, però anche a casa…
Ci sono io, che in realtà non so nemmeno più bene chi sono veramente.
Dove lo trovo io il tempo per il virtuale?

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Doppio uhm

Trovo tutto
ciò permeato da un certo orribile brivido.


E’ un video

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uhm….

A ben guardare
tutto questo mi ricorda tanto Livorno

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Sob

Ieri ero a Genova.
Avrei potuto ancorarmi alla Lanterna, e non tornare a Livorno mai più.
Oppure
salire sul Bigo e nascondermi sotto ad un sedile.
Però, chissà, scappare dentro San Lorenzo
e chiedere asilo politico?
Di certo non mi avrebbero mai trovata nei meandri
sotteranei del ponte Monumentale.

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Scrivere Torino

Monsieur
Effe suggerisce,
ed io eseguo prontamente, anche perchè Torino fa proprio parte dei miei ricordi.

Mi intristiva sempre un po’ Torino, chè arrivando da nord non si vedeva
un gran bel paesaggio.
Come tutte le periferie del mondo, d’altro canto: traffico e grigio
e vialoni infiniti.
Non sapevo mai dove svoltare,mai dove posteggiare.
Il bello veniva solo quando, scesa dalla macchina, mi aggiravo per il suo centro
a piedi e tranquilla.
Perchè Torino sorprende, non c’è che dire.
Tu pensi alla Fiat e alle grosse fabbriche, ed al grigio ed ai giorni
tutti uguali, ed invece lei è lì,
con le sue immense piazze
ed i suoi locali lussuosi e retrò,
con i toni sfumati ed addolciti del suo verde,
o con le sponde del suo fiume che ti sembra di essere a Parigi.

Perchè tu non te la ricordi mica Torino, lì per lì: nessun clamore o aggressione,
solo sussurri.

Che poi, dando uno sguardo alla piazza Carlo Alberto, tutto ti viene
in mente fuor che un sussurro, ma la sua maestosità
non è quella parigina, ma quella di una città che la sua grandezza aveva sì
bisogno di dimostrarla, ma mica poi tanto; forse , forse a lei
non è mai importato un granchè, sicura, com’è sempre stata, del fatto suo.

Forse bisogna essere un Piemontese, per saperla amare fino in fondo,
di quei piemontesi che non “bogiano nen”, quelli che sanno camminare
tra le pieghe dell’orgoglio di una regione non sempre facile all’accoglienza,
un po’ restia, un po’ diffidente, perchè la si respira anche a Torino, un
po’ della diffidenza piemontese.

Meno male che tra le pieghe della
sua composta visione, agì indisturbato (o meno)
l’Antonelli ,il visionario, a gettare qua e là qualche bella
doccia fredda di scompiglio, facendo abituare i torinesi
a capire che la realtà non la si può avere sempre così ordinata
e silenziosa, ma che ogni tanto, sì, fa bene urlare al mondo la propria
presenza.

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Ritratti

Si lo so che non dovrei perdere il tempo in questa maniera,
ma come faccio?
Quando trovo certi giochini io non resisto.


Ehm…Quella lì sopra, dovrei essere io.

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