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Archive for settembre 2004

Cose da non fare

Io lo so che non lo dovrei fare, che queste cose creano seria dipendenza,
che sono cose così, che prima o poi dobbiamo tutti provarle, ma non riesco
a farne a meno.
Attenzione, io vi ho avvertiti


Orfini, che tu sia dannato

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Ignorantia pride

Difficile trovare in qualsiasi altra città italiana
il mix inconfondibile livornese.

Ignoranza, il loro orgoglio.

Se lo continuano a dire l’uno contro l’altro, una pallina
da tennis che rimbalza su di un campo arido, senza
nemmeno il ciuffo di un ripensamento.
Un popolo poco dignitoso, irrispettoso di qualsiasi
regola, che fa del vandalismo e del menefreghismo
straffottente la loro regola di vita.

Un’accozzaglia di teste più dure del marmo di Carrara
contro le quali giornalmente ti scontri, fino allo sfinimento
quando capisci che no, l’unica cosa da fare qui è emigrare
verso altri lidi più sereni.

Perchè qui il paradigma Toscano-simpatia è per nulla
affatto vero.
Qui si fa dell’invidia e della cattiveria la propria bandiera
d’assalto, in un vivere di prepotenze e sopprusi che hanno dell’incredibile.

E pensare che è una città splendida, con il suo mare ed il suo verde,
con i suoi spazi ariosi e le sue mille distrazioni.

Livornesi, razza grama.

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Irreggimentazione

Chi identifica il progresso scientifico e tecnico con il progresso spirituale e morale, non fa che tradire un’irrimediabile cecità intellettuale.
(Isaiah Berlin – Controcorrente)

Io aggiungerei anche:
chi fa della felicità, della sicurezza del pragmatismo,
le uniche mete verso le quali l’uomo tenderebbe,
cozza irrimediabilmente contro lo spirito creativo dell’uomo,
l’istinto di ribellione, la dignità,l’identità
e la spiritualità che fanno dell’essere umano cosa diversa
da un robot abbisognoso
unicamente di input e di controlli

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Catene

Lo spunto lo prendo da Tt, ma ne hanno parlato ormai in tanti (Titti da brava ha messo tutti i link)
Dunque:

Il mio portafoglio

Tessere: Ipercoop, Shopping Blu Upim, Parrucchiere, Cinema Essai Pisa, Assicurazione
autostrada, Karate figliolo 1, piscina figliolo 2, blockbuster.
Scontrini: abiti figlioli
Ricevute: ricevuta prenotazione libro (consigliato proprio da Tt, ora non ricordo più il
titolo; ricevuta prenotazione gioco Game boy Advance: Pokemon Foglia (un
must)
Biglietti da visita
monete cartamoneta

Un piccolo portadocumenti accompagna il portafoglio con la strumentazione necessaria
alla sopravvivenza urbana: biglietti autobus, parcheggio, codici fiscali di tutta la famiglia,
patente, carta identità scaduta, (ma chi ce l’ha mai in ordine la carta di identità ?), attestato
del gruppo sanguigno (rh -), tessera biblioteca, buono sconto abiti scaduto.
Stop
Non è certo la valanga di roba di Latifah.
Una donna essenziale, dire.
(non parlo della borsetta che è meglio)

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Mostre

Ai Granai di Villa Mimbelli continua l’allestimento di mostre
che hanno il pregio di far conoscere
gli artisti labronici che son pregevoli assai.
E questa mostra è stata davvero bella.


Questo sopra è Llewlyn Lloyd

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Scollamenti

Quando vivo convulsamente il mio quotidiano
e continuano a frullarmi per la testa parole di post
suggestioni di mail,
o idee di perfetti sconosciuti,
ecco,
penso che, in fondo, non sia per niente normale tutto ciò.

E in definitiva la vita degli uomini nient’altro è che un gioco della pazzia (Erasmo da Rotterdam)

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L’omino di vetro

C’era una volta un omino di vetro.
Piangeva e si lamentava perchè gli
leggevano i pensieri ed ancor prima
di parlare la gente sapeva quello
che avrebbe detto.

Stava zitto, l’omino di vetro, perchè
era inutile impegnarsi tanto per non ottenere
nulla e poi tutti gli copiavano le idee
e lui non sapeva più come fare.

Quando un giorno gli venne una bellissima idea.
Un cappello, ecco si sarebbe messo un bel
cappello in testa per coprire i pensieri.
Li avrebbe sorpresi tutti, per una volta tanto,
con la forza delle sue parole.

E così fece.

Ma l’omino di vetro aveva anche altri problemi:
aveva un terrore folle di cadere.
I suoi vestiti erano tutti imbottiti
e le sue scarpe avevano doppia suola per non
rompere i piedi.
Sembrava enorme, l’omino di vetro, e faceva
paura ai bambini, che, quando lo vedevano
da lontano, scappavano via terrorizzati.

D’estate poi, quando si sdraiava al sole, era
trasparente, ma talmente trasparente
che nessuno lo vedeva e finivano per pestarlo.

Piangeva l’omino di vetro di questa sua traspa-
renza, forse la cosa che gli faceva più male.

Nessuno lo salutava per primo, non doveva mai
mettersi controluce, doveva tossicchiare
per avvertire della sua presenza.

Davvero una ben misera vita,
quella dell’omino di vetro.


Liberamente tratto da una riminiscenza rodariana e da un commento di Pietro proprio sotto 🙂

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