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Archive for giugno 2004

Il mondo di Minnie

Sempre circondata da bimbi,
anni eterni in mezzo ai bambini non solo i miei
ma anche quelli degli altri, da sempre.
Mamme che lavorano e non hanno tempo per star
dietro ai figlioli, contente di sbolognare un pomeriggio o una giornata
il proprio pargolo, quasi sempre assolutamente non organizzato (se lo si
porta al mare ha solo l’asciugamano, se al parco avrà i sandali anzichè le
scarpe da ginnastica, cose così).
Ed io sempre a provvedere a tutto: creme prottetive, costumi di ricambio,
merende, scarpe, generi vari di sopravvivenza minima.
Ho sempre avuto non due figlioli, ma tre o quattro o anche di più.

Meno male che io sono una piuttosto quadrata e militare: faccio
rigar dritto stormi di bizzosi nani scalmanati inquadrandoli in regole
ferree con pochissime (o quasi nulle) scappatoie.
Riesco così a gestirmi queste giornate massacranti al meglio; che son
cose serie, queste, un’impercettibile linea storta e tutto va a rotoli, con i
diavoli d’oggi, non ti puoi permettere tanti errori.

Ma l’autorità di solito è ben ripagata da queste scimmie saltellanti
con intensi pomeriggi di divertimento.
Una soddisfazione, grande grande.

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Perplessioni cubiche

Siamo al delirio.


Grazie a Miic

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Meraviglie

La natura è una meraviglia


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Così saltò balaustra

Ovvero
diario minimo di una mamma disperata

La mamma guardò i suoi figlioli
e si meravigliò
Poi disse – I bimbi sono una fune sospesa tra l’uomo e l’animale,
una fune sopra l’abisso.-

Io amo coloro che sanno vivere perchè vivendo distruggono.

Io amo i grandi distruttori, perchè sacrificando ogni centimetro
di terra, prima o poi da qualche parte si approderà (per continuare
la volontà di distruzione)

Io amo coloro i quali lavorano ed inventano per spezzare
l’animo anche della più paziente delle mamme, così loro vogliono
e così sarà loro dato.

Io amo coloro che non serbano per sè una goccia di sudore, ma spandono
per miglia e miglia i loro aromi soporiferi dopo una giornata di intenso
calore: così essi varcano come spiriti (gassosi) il ponte.

Io amo coloro i quali fanno della propria virtù (lo spaccamento)
una virtù collettiva, invitando amici e parenti al magno tripudio
di una giornata di sole.

Io amo coloro che non vogliono avere una sola virtù, ma tante, tante
e ancora tante, quante ne può sopportare una mamma sull’orlo di una
crisi di nervi.
(continua?)

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Meno male

Buba proprio in tempo in tempo ha messo on line la seconda parte del
Calendario dei Blogger.

Sono troppo abituata ad averlo sul mio desktop, ormai.

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Perchè??????

Perchè non riesco a configurare più bloggar?!?!?!?!
Io odio scrivere da qui!!!
Perchè esistono i virus?
E le formattazioni?
E le assurdità a cui devo sottopormi?
PERCHE’????????????
Grrrrrrrrrrrrr

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Prima dell’oblìo

La poesia moderna non canta più… striscia.
Però ha il privilegio della distinzione… non frequenta le parole malfamate, anzi le ignora.
Si prendono le parole con le pinze: a “mestruale” si preferisce “periodico”, e si ripetono dei termini medici che non dovrebbero uscire dai laboratori o dai trattati di medicina.
Lo snobismo scolastico che consiste nel non usare in poesia che certe parole ben definite, nel privarla di certe altre, che siano tecniche, mediche, popolari o dialettali, mi fa pensare al prestigio dei baciamano e delle vaschette lava dita.
Non sono le vaschette lava dita a rendere le mani pulite né il baciamano crea la tenerezza.
Non è la parola che fa la poesia, è la poesia che illustra la parola.
Gli scrivani che fanno ricorso alle dita per sapere se tornano i conti dei piedi, non sono dei poeti: sono dei dattilografi.
Oggigiorno il poeta deve appartenere ad una casta, a un partito o al bel mondo. Il poeta che non si sottomette è un uomo mutilato.
La poesia è un clamore e deve essere ascoltata come la musica.La poesia destinata ad essere soltanto letta e rinchiusa in veste.tipografica non è ultimata. Il sesso le viene dato dalla corda vocale così come al violino viene dato dall’archetto.
Il riunirsi in mandrie è un segno dei tempi. Del nostro tempo.
Gli uomini che pensano in circolo hanno le idee curve.
Le società letterarie sono ancora la Società.
Il pensiero messo in comune è un pensiero comune.
Mozart è morto solo, accompagnato alla fossa comune da un cane e da dei fantasmi.
Renoir aveva le dita rovinate dai reumatismi.
Ravel aveva un tumore che gli risucchiò di colpo tutta la musica.
Beethoven era sordo.
Si dovette fare la questua per seppellire Bela Bartok.
Rutebeuf aveva fame.
Villon rubava per mangiare.
Tutti se ne fregano.
L’Arte non è un ufficio di antropometria. La Luce si accende solo sulle tombe.
Noi viviamo in un’epoca epica ma non abbiamo più niente di epico.
Si vende la musica come il sapone da barba. La stessa disperazione si vende, non resta che trovare la formula giusta.
Tutto è pronto: i capitali
La pubblicità
I clienti
Chi dunque inventerà la disperazione?
Con i nostri aerei che fregano il sole.
Con i nostri magnetofoni che si ricordano delle “voci ormai spente”, con le nostre anime ormeggiate in mezzo alla strada, noi siamo sull’orlo del vuoto, confezionati come carne in scatola, a veder passare le rivoluzioni.
Non dimenticate che l’ingombrante nella Morale, è che si tratta sempre della Morale degli Altri.
I canti più belli sono quelli di rivendicazione.
I versi devono fare l’amore nella testa dei popoli. Alla scuola della poesia non si impara: CI SI BATTE.


Leo Ferrè

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